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Nel 2010 è stata istituita dalla Assemblea delle Nazioni Unite la “Giornata Mondiale dell’Imprenditore” (World Entrepreneurs Day) a cui noi del sindacato datoriale FederPartiteIva con EB01 abbiamo preferito aggiungere la figura del Professionista, in particolare quella dei Consulenti Aziendali tra cui il Consulente del Lavoro, il Commercialista ed il Tributarista i quali rappresentano i principali Collaboratori di ogni singolo imprenditore.

Dunque, noi di FederPartiteIva con EB01 auguriamo una buona “giornata degli imprenditori e dei professionisti” a tutti!!!

È questa una ricorrenza che si festeggia il 21 agosto per celebrare chi ha intenzione di mettersi in proprio e soprattutto chi ha fondato un’impresa o uno studio professionale che ogni giorno lavora senza sosta (secondo noi non è un caso che si festeggia proprio ora che si è in vacanza) per creare benessere e occupazione.

Noi di FederPartiteIva con EB01 ci impegniamo a diffondere la cultura imprenditoriale e quella professionale per riconoscere l’elevato contributo che ogni singolo imprenditore ed ogni singolo professionista apporta al nostro Paese e alla nostra Nazione.

Come di consueto riportiamo una estrema sintesi dello studio preparato da UNIONCAMERE, i cui dati si riferiscono al 2022, il quale è incentrato sulle imprese operanti in Italia:

  • sono oltre 6 milioni, come del resto anche dieci anni fa, le imprese iscritte nel Registro delle Imprese di cui 5.129.335 sono quelle attive.

In Europa la nostra Nazione risulta essere quella con più imprese nonostante fatturino mediamente meno di quelle europee;

  • la maggioranza è composta da micro-imprese (il 60% fattura meno di 100 mila euro) che operano nei comparti del commercio (25,7% delle imprese italiane) e delle costruzioni (14,9%).

In successione, troviamo il comparto dell’agricoltura con il 12,8%, il settore manufatturiero con il 9,4%, la ristorazione assieme ai servizi di alloggio con l’8,2%, il settore immobiliare con il suo 5,4% e così discorrendo;

  • il 50,8% è composto da ditte individuali contro il 30,8% delle società di capitali;
  • il 45% delle imprese è localizzato nel Nord Italia e, precisamente, il 26% nelle regioni del Nord-Ovest e il 19% in quelle del Nord-Est.

A seguire, il 20% delle imprese è situato nel Centro Italia ed il 35% nelle regioni del Sud Italia e delle isole;

  • con oltre 954.000 imprese la regione Lombardia si attesta al primo posto seguita dalla Campania con 611.000 attività produttive, dal Lazio con 609 mila, dalla Sicilia con 479 mila e dal Veneto con 472 mila;
  • le regioni con un numero inferiore di imprese sono la Basilicata con 60 mila, il Molise con 34 mila e la Valle d’Asta con 2 mila in quanto, chiaramente, vi sono meno abitanti in quelle aree geografiche;
  • in virtù della guerra in Ucraina e dell’aumento vertiginoso dei costi dell’energia si è registrato, nel terzo trimestre del 2022, soltanto un aumento di imprese pari ad appena 13.300 unità rispetto a giugno, dato tra i più bassi degli ultimi dieci anni.

 

Il sindacato datoriale FederPartiteIva, con EB01 Ente Bilaterale e Organismo Paritetico – Altri Enti e Fondi, augura buone vacanze alle imprese e ai professionisti aderenti nonché a tutti i propri delegati territoriali.

Gli uffici di FederPartiteIva resteranno chiusi per ferie dal 1° agosto fino al 31 dello stesso mese.

Il giorno 8 giugno scorso il mondo delle attività produttive (imprese e professionisti) ha festeggiato il “Giorno di Liberazione dalle Tasse” meglio conosciuto come il “Tax Freedom Day”.

La presente analisi è stata riportata dall’Ufficio Studi della “CGIA di Mestre (Venezia)” che dal 1995 studia ogni anno il peso della pressione fiscale.

Cosa significa nel concreto festeggiare la “Giornata di Liberazione dalle Tasse”?

Dall’8 di giugno appena trascorso significa che tutti i contribuenti italiani, e dunque anche le imprese e i professionisti, non dovranno più lavorare per pagare tutte le imposte e tutte le tasse attinenti all’anno 2022 in quanto da questa giornata in poi si lavorerà unicamente per noi stessi.

Dunque, nei restanti 207 giorni che ci separano dal 31 dicembre, appunto partendo dalla data dell’8 giugno appena trascorso, noi contribuenti italiani lavoreremo per noi stessi.

Guardando tale dato da un’altra prospettiva, è chiaro che ogni impresa ed ogni professionista ha dovuto lavorare nei primi 158 giorni di quest’anno per finire di pagare tutte le imposte e tutte le tasse riguardanti l’anno 2022.

Soltanto la Francia ed il Belgio pagano più imposte e più tasse dell’Italia.

Andando nello specifico del report dell’Ufficio Studi della “CGIA di Mestre (Venezia)” possiamo constatare che l’anno 2022 è stato l’anno in cui il “Giorno di Liberazione dalle Tasse” si è verificato più in ritardo ed, infatti, la pressione fiscale ha raggiunto il record storico del 43,5%.

Invece, nel 2005 il “Giorno di Liberazione dalle Tasse” è avvenuto in data 23 maggio in quanto la pressione fiscale dell’epoca si aggirava al 39%.

C’è da segnalare che la pressione fiscale del 43,5% dell’anno 2022 non è stata causato da un aumento del prelievo fiscale bensì dall’aumento dell’inflazione dovuta dall’aumento dei costi dei prodotti energetici.

Come si è giunti al calcolo della “Giornata di Liberazione dalle Tasse”?

La stima del P.I.L. nazionale di quest’anno, che è pari a 2.018.045 milioni di euro, è stata suddivisa per 365 giorni con cui si è ottenuto il dato medio giornaliero pari a 5.528,9 milioni di euro. Di seguito sono state “recuperate” le previsioni di gettito delle imposte, delle tasse e dei contributi sociali che i percettori di reddito verseranno quest’anno e sono state rapportate al P.I.L. giornaliero.

Il risultato di tale operazione ha consentito di calcolare il “Tax Freedom Day” del 2023 dopo 158 giorni dall’inizio dell’anno e quindi l’8 giugno.

Sia il dato del P.I.L. nazionale e sia il dato del gettito fiscale sono stati estrapolati dal “Documento di Economia e Finanza 2023, Tabella II 2-1, Conto Economico delle Amministrazioni Pubbliche, pagina 13”.

Il Governo del Presidente Meloni, precisamente con il Consiglio dei Ministri n. 25 tenutosi il 16 marzo scorso a Palazzo Chigi, ha approvato la Delega sulla Riforma Fiscale.

Si tratta di una riforma senza precedenti nella nostra Nazione e nel nostro Paese ed, infatti, impatterà positivamente su famiglie e imprese in quanto si stanno gettando le basi per costruire un rapporto di fiducia con il Fisco Italiano e perché si incentiveranno gli investimenti da parte dei soggetti appartenenti al mondo produttivo e, dunque, crescerà l’occupazione.

<<Finalmente, prima di ogni aspetto, si procederà sulla revisione dello Statuto del Contribuente>> e già da questo singolo aspetto, che ai più può sembrare banale oppure marginale, il nostro sindacato datoriale può confermare che il Governo Italiano sta andando nella direzione giusta perché la Riforma Fiscale, così come improntata, provocherà uno shock notevolmente positivo il quale risulta necessario per far crescere il PIL e, quindi, il benessere economico di ogni famiglia e di ogni impresa e professionista.

Importante sarà, dunque, l’obbligo per l’Ente Pubblico impositore di fornire una motivazione adeguata e, contestualmente, le prove su cui si fonda la pretesa. Un’ulteriore novità sarà la possibilità per il contribuente di esercitare il diritto di accesso agli atti per permettere la migliore difesa nel contradditorio.

C’è poi da sottolineare che la Riforma Fiscale sarà attuata mediante uno o più Decreti Legislativi e che prevederà anche la raccolta di tutte le norme sui tributi le quale saranno suddivise in testi unici per ogni tipologia di imposta e tassa.

Nel dettaglio ecco i punti salienti della Riforma Fiscale:

  • in merito all’IRPEF prevederà un’unica fascia di esenzione fiscale e di un medesimo onere impositivo a prescindere dalle diverse categorie di reddito prodotto privilegiando, in particolar modo, l’equiparazione tra i redditi di lavoro dipendente e i redditi di pensione e prevederà il riconoscimento della deducibilità, anche in misura forfettizzata, delle spese sostenute per la produzione del reddito di lavoro dipendente e assimilato;
  • in merito all’IRES gli utili d’impresa non distribuiti o comunque non destinati ad attività estranee verranno detassati se saranno garantiti gli investimenti;
  • in merito all’IVA la normativa italiana sarà quanto più aderente a quella comunitaria;
  • in merito all’IRAP si procederà alla sua estinzione e alla contestuale istituzione di una “sovraimposta IRES” che farà da compensazione.

Finalmente non saranno più configurabili come reati penali gli illeciti relativi alla indebita percezione di erogazioni pubbliche, ivi compresi quelli attinenti agli incentivi sulle assunzioni.

Ricordiamo che il Codice Penale prevede una sanzione penale della reclusione da sei mesi a tre anni qualora l’importo dell’agevolazione illecitamente goduta sia pari o superiore all’importo di euro 3.999,96 (al di sotto scatta unicamente la sanzione amministrativa a partire da euro 5.164,00 che verrà sottoposta al vaglio del Prefetto)

Dunque, vi è un sospiro di sollievo per tutte le imprese – grazie all’intervento della Sentenza del Tribunale di Treviso n° 49 del 26 gennaio 2023 – che spesso si vedono contestare a posteriori dall’INPS le applicazioni delle diverse agevolazioni inerenti le assunzioni dei lavoratori dipendenti.

Tale sentenza precisa che non vi è reato e né un illecito amministrativo ex art. 316-ter del Codice Penale (che configura addirittura la truffa nei confronti della Pubblica Amministrazione interessata) neanche qualora la contribuzione venisse in seguito recuperata in quanto si sia attestato che il datore di lavoro abbia goduto illegittimamente di un’agevolazione sulle assunzioni.

Pertanto, la contestazione formalizzata a seguito di un controllo ispettivo sul corretto utilizzo degli incentivi sulle assunzioni non necessariamente presuppone – come anche sancito dalla Sentenza della Sezione Lavoro del Tribunale di Venezia del 5 febbraio 2020 – che vi sia un comportamento fraudolento, poiché, come ribadito dal Giudice del Tribunale di Treviso la condotta incriminabile dev’essere necessariamente di carattere doloso.

FederPartiteIva ci tiene a precisare, innanzitutto, che condivide a pieno la variazione della denominazione del vecchio Ministero dell’Industria da “Ministero dello Sviluppo Economico” in “Ministero delle Imprese e del Made in Italy” voluta dal Governo del Presidente Meloni.

E’ un indizio questo che fa ben sperare tutti noi del mondo produttivo in quanto, come tutti gli Italiani sanno, bisogna prestare cura e attenzione alle imprese e ai professionisti affinché si assista alla crescita di nuovi posti di lavoro e, dunque, all’aumento del benessere economico e morale tra tutti i cittadini della nostra Nazione e del nostro Paese.

Tra le diverse novità contenute nella Legge di Bilancio del 2023 il nostro sindacato datoriale ne menziona una in particolare e vale a dire l’innalzamento dai 65 mila euro agli 85 mila euro della FLAT TAX destinata ai professionisti.

Tale provvedimento di natura fiscale è un ottimo segnale dato dal Governo del Presidente Meloni.

Ma ricorda di intervenire significativamente, non appena si riusciranno a reperire le adeguate risorse, sul cuneo fiscale e contributivo per permettere alle imprese e ai professionisti di poter assumere nuove persone che in questo frangente soffrono perché disoccupate o perché impiegati come precari.

Soltanto con l’abbattimento del cuneo si potranno rilanciare i consumi da parte delle famiglie e gli investimenti da parte delle imprese.

Tra le altre principali vicende su cui intervenire FederPartiteIva ricorda le seguenti:

  • allungamento dell’apprendistato fino ai 40 anni di età;
  • una più incisiva de-tassazione sui premi aziendali e sugli investimenti degli utili;
  • ulteriore intervento sulle pensioni per agevolare l’uscita dei lavoratori oramai anziani oppure di quelli che svolgono da tempo lavori usuranti in maniera tale da rendere ancora più veloce l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro;
  • abrogazione del decreto trasparenza sulle assunzioni il quale sta ancora creando molta confusione tra gli addetti ai lavori;
  • de-fiscalizzazione totale dei costi sostenuti per adeguarsi alla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
  • miglioramento della formazione professionalizzante (sistema duale) e promozione degli istituti Tecnici Superiori e degli Enti di Ricerca;
  • abolizione dell’onere della “prova fiscale” e riforma del contenzioso tributario;
  • costituzionalizzazione dello “statuto del contribuente”;
  • revisione del nuovo “Codice della Crisi d’impresa”.

Andando nello specifico delle novità introdotte dalla recente Legge di Bilancio del 2023 il nostro sindacato datoriale segnala le altre disposizioni normative, degne di nota, attinenti al mondo delle imprese e dei professionisti le quali sono le seguenti:

  • crediti d’imposta per l’acquisto di energia elettrica e di gas naturale ed, in particolare, per le spese in questione sostenute dalle imprese agricole e da quelle della pesca;
  • flat tax incrementale con cui viene istituita un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali, pari al 15%, da applicare sul reddito incrementale d’impresa o di lavoro autonomo maturato nel 2023 rispetto al maggiore del triennio precedente;
  • innalzamento dei limiti per l’utilizzo, da parte delle imprese, del regime di contabilità semplificata;
  • agevolazione dell’estromissione dell’immobile strumentale dalla sfera dell’impresa a quella personale;
  • incremento al 6% dell’aliquota di ammortamento dei fabbricati strumentali utilizzati dalle imprese che commercializzano beni al dettaglio;
  • aumento della soglia per i pagamenti in contanti che saranno permessi entro il limite di 4.999,99;
  • aumento da 5 mila euro ad 8 mila euro il limite di spesa detraibile del bonus mobili nella misura del 50%;
  • proroga del credito d’imposta per gli investimenti in beni materiali 4.0.

La cessione d’azienda dev’essere sempre concertata con i sindacati dei lavoratori dipendenti, anche per quanto concerne il ruolo dell’impresa concessionaria che ha l’obbligo, pertanto, di illustrati i propri obiettivi operativi e strategici almeno un mese prima che i progetti siano approvati in maniera definitiva.

C’è da precisare che tale condotta del concessionario si configura come “antisindacale” in quanto non garantisce, assieme all’impresa cedente, il confronto con i sindacati dei dipendenti almeno venticinque giorni prima dell’operazione della cessione d’azienda come previsto dalla procedura informativa prevista dall’art. 47 della Legge 428 del 1990.

E’ quanto stabilito dalla Sentenza n° 28838/2022 della Sezione Lavoro della Cassazione che condanna così l’impresa cessionaria, ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, la quale dunque non può ritenersi “terza” rispetto al rapporto tra l’impresa cedente e i lavoratori.

La vicenda processuale – oggetto della Sentenza della Cassazione prima menzionata – ha visto una banca rilevare un altro istituto bancario il quale versava nello stato della liquidazione coatta amministrativa anche se la cessione d’azienda viene tenuta nascosta, in un primo momento, ai sindacati che si trovano nella situazione iniziale di firmare un verbale di accordo in cui vengono previsti pesanti tagli, come previsto dal CCNL adottato dall’impresa cedente, nei casi di ristrutturazione con esubero di personale.

In tale frangente ai sindacati dei lavoratori dipendenti viene nascosto che vi era già un potenziale acquirente della banca in crisi ed, infatti, i due istituti di credito non hanno attivato la procedura informativa prevista dall’art. 47 della Legge 428 del 1990 attuando, in tale maniera, una “condotta antisindacale”.

Pertanto, è sempre necessario avviare anche in tale casistica la “concertazione sindacale” permettendo, dunque, ai sindacati dei lavoratori di potersi confrontare per tempo anche con l’impresa cessionaria.

Infine, in merito all’azione da avviare per reclamare il diritto alla “concertazione sindacale” non attuata si precisa che la rivendicazione del singolo dipendente non potrà comunque incidere sulla sorte di quella proposta dai sindacati e viceversa e vale a dire che è esclusa l’efficacia riflessa del giudicato.

Finalmente una nota positiva e, vale a dire, assistiamo ad una Professionista competente che guiderà il Ministero del Lavoro! Facciamo gli auguri di buon lavoro alla Dr.ssa Calderone, stimatissima Consulente del Lavoro che fino ad oggi ha guidato l’Ordine Nazionale della propria categoria professionale.

Sono anni che il mondo delle attività produttive, in cui opera il nostro sindacato datoriale, chiede a tutta la politica di affidare il Ministero del Lavoro ad un “addetto ai lavori” e, dunque, nominare come Ministro del Lavoro un professionista competente oppure un imprenditore lungimirante oppure ancora un sindacalista d’impresa perché è necessario, oggi come in futuro, incentivare continuamente la figura dell’imprenditore e quella del professionista i quali sono gli attori principali che creano occupazione.

Dunque, bisogna tutelare il mondo produttivo oltre a dover sostenere i dipendenti con le rispettive famiglie.

Noi di FederPartiteIva non ci occupiamo della politica ma, chiaramente, è insito nelle nostre finalità sociali prestare attenzione a chi guida politicamente il nostro Paese e la nostra Nazione.

Pertanto, chiediamo alla politica tutta – e quindi anche a tutti i partiti di minoranza – di fare fronte comune per meglio arginare questa gigante crisi economica e sociale che stiamo attraversando.

Il nostro appello al nuovo Governo Italiano è il seguente: rapidità ed efficienza!

Ed, inoltre chiediamo che il nostro nuovo Governo durante tutta la propria azione politica dica sempre e comunque la verità a tutti noi del popolo italiano.

FederPartiteIva rappresenta le istanze di imprese e professionisti e, come giusto che sia, si confronta con tutte le forze politiche portando all’attenzione le richieste del mondo delle attività produttive.

Pertanto, in merito alle elezioni politiche che si terrano domani, FederPartiteIva – in qualità di organizzazione sindacale di natura datoriale – raccomanda tutti i partiti politici, in gara in questa competizione elettorale, affinché orientino le proprie scelte verso chi crea il benessere economico e vale a dire le imprese e i professionisti, in particolare le micro e piccole aziende.

L’appello precisamente è il seguente: “Se la politica non si decide a valorizzare l’iniziativa imprenditoriale mai si potrà creare benessere perché le imprese e i professionisti sono il motore dello sviluppo del Paese”.

In questo periodo storico che stiamo attraversando, per colpa del conflitto vigente nel cuore dell’Europa, si è ben consapevoli dell’importanza strategica se si possiede un’adeguata politica energetica, la quale deve basarsi su un assortimento delle diverse fonti, e se si attua una politica industriale che manca oramai da decenni e decenni nel nostro Paese.

Dunque, FederPartiteIva chiede ad ogni forza politica di lavorare assieme, a prescindere dal risultato che scaturirà dalle urne, per mettere su una degna politica energetica e una lungimirante politica industriale.

Infine, come ha sempre denunciato fino ad oggi, FederPartiteIva tiene a precisare che le imprese e i professionisti versano in un “mare” di difficoltà che andrebbero eliminate il prima possibile e per le quali rinnova l’invito ad occuparsene.

Con precisione, le principali questioni su cui intervenire nell’interesse di imprese e professionisti sono le seguenti:

  • cuneo fiscale e cuneo contributivo eccessivamente alto non solo a carico per i datori di lavoro ma anche per i dipendenti stessi che combattano contro una inflazione galoppante. Soltanto con l’abbattimento del cuneo si potranno rilanciare i consumi da parte delle famiglie e gli investimenti da parte delle imprese;
  • detassazione “molto debole” dei premi aziendali, degli straordinari e degli investimenti degli utili e ampliamento del welfare aziendale;
  • ottimizzazione dello strumento della compensazione crediti/debiti con gli Enti Pubblici;
  • decontribuzione “molto debole” per i dipendenti under 35, per le donne e anche per i giovani che fanno impresa i quali andrebbero agevolati totalmente nei primi cinque anni;
  • misure per le “pari opportunità delle donne” rendendo, ad esempio, pensionabili in anticipo le madri di un anno per ogni singolo figlio;
  • re-introduzione dei “voucher lavoro” per alcune tipologie di lavori occasionali (turismo e agricoltura) e per specifiche tipologie di persone (studenti-lavoratori);
  • allungamento dell’apprendistato fino ai 40 anni di età;
  • mancata introduzione del salario minimo “per legge” perché altrimenti si ingesserebbe il sistema delle relazioni industriali gestito dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e delle imprese in quanto sappiamo benissimo che già esistono tantissimi Contatti Collettivi Nazionali di Lavoro (C.C.N.L.) che prevedono adeguati livelli di retribuzione per tutti i lavoratori. In questa maniera si garantirebbe allo stesso modo anche un’autentica libertà sindacale che rappresenta il primo diritto per ciascun datore di lavoro. Per ovviare ai salari non dignitosi, in particolar modo presenti in quei specifici settori che godono di una produttività bassa oppure quando addirittura non si applica nessun Contatto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.), è opportuno intervenire in maniera mirata attraverso la “Contrattazione di Prossimità” anche conosciuta come “Contrattazione di Secondo Livello” di tipo aziendale e territoriale;
  • sburocratizzazione e, per iniziare, abrogazione del Decreto Trasparenza approvato recentemente che sta creando anche molta confusione tra gli addetti ai lavori;
  • intervento sulle pensioni per rendere più veloce l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro e per agevolare l’uscita dei lavoratori oramai anziani oppure di quelli che svolgono da tempo lavori usuranti;
  • promozione del turismo, della cultura, dell’agricoltura, della pesca, dell’artigianato e in generale del “Made in Italy” e lotta al fenomeno denominato “Italian Sounding” perpetrato all’estero dalle tantissime aziende straniere;
  • revisione del nuovo “Codice della Crisi d’Impresa”;
  • revisione del “reddito di cittadinanza” da collegare a dei piani di formazione e da sottoporre a controlli più stringenti;
  • abolizione dell’inversione dell’onere della “prova fiscale” e riforma del contenzioso tributario;
  • costituzionalizzazione dello “statuto del contribuente”;
  • pace fiscale una tantum in virtù del momento storico che stiamo attraversando;
  • innalzamento del limite per i pagamenti in contante a 15 mila euro;
  • azzeramento delle commissioni bancarie sui pagamenti con carta per le transazioni al di sotto di euro 100,00;
  • miglioramento del rapporto tra le aziende e le banche;
  • rientro delle imprese italiane già trasferite all’estero;
  • riforma della normativa sulle società tra professionisti;
  • riforma del “decreto dignità”;
  • de-fiscalizzazione totale dei costi per la “sicurezza sul lavoro” e premialità per chi utilizza modelli organizzativi trasparenti;
  • miglioramento della formazione professionalizzante (sistema duale) e promozione degli Istituti Tecnici Superiori e degli Enti di Ricerca.

FederPartiteIva fa gli auguri a tutti i partiti politici in gara per le elezioni politiche di domani 25 settembre 2022!!!

Stando alle previsioni, il nostro Paese nel 2023 inizierà a non crescere più nonostante dal 2017 al 2021 le entrate di imposte dirette e indirette siano aumentate del 15,62%.

La pandemia prima e la guerra in Europa oggi, oltre ad un mancato aiuto adeguato da parte dello Stato Italiano, ha fatto indebitare tantissime micro e piccole imprese oltre che diverse categorie di professionisti.

Bisogna da subito invertire la rotta e noi di FederPartiteIva chiediamo a gran voce – a tutti i partiti politici in gara nelle elezioni in corso – di inserire nella agenda del Paese, come priorità principale, il sostegno forte e continuo al mondo produttivo composto per lo più da micro e piccole imprese oltre che dai professionisti.

Pace fiscale, abbassamento del cuneo fiscale sulle assunzioni, diminuzione del prelievo su imposte e tasse, semplificazione della burocrazia sono i principali ingredienti della ricetta economica più salutare per il nostro Paese.

Per iniziare è opportuno abrogare il Decreto Trasparenza, approvato di recente, che ha appesantito la burocrazia sulle assunzioni provocando tra l’altro un danno a tutto il mondo produttivo anche per l’ammontare spropositato delle sanzioni pecuniarie previste.

Ma sarebbe necessario anche, ad esempio, riproporre da subito la Legge 407/90 (abrogata con la Legge Fornero) con cui per 36 mesi – almeno per il Mezzogiorno – le imprese e i professionisti erano esentati del tutto dal versamento mensile della contribuzione previdenziale.

Identico discorso va prospettato immediatamente anche nei riguardi delle famiglie dei dipendenti che con l’inflazione al 7,3% di questo mese non riescono davvero ad arrivare a fine mese e, pertanto, necessitano anch’esse di un abbassamento cospicuo del cuneo fiscale.

Per finire, anche se è la più strategica tra tutte le azioni da intraprendere, vi è la politica industriale che oramai da tanti decenni non viene più ideata e praticata.

Dove vuole andare l’Italia? Su quali settori bisogna puntare? Abbiamo come paese una politica energetica seria di questo nome?

Se continuiamo a non costruire risposte degne a queste domande sulla politica industriale l’Italia non avrà mai una prospettiva e una speranza per i nostri giovani e sarà segnata per sempre all’oblio economico e sociale.