Auguri alle Imprese aderenti al nostro sindacato datoriale!
Auguri ai Professionisti aderenti al nostro sindacato datoriale!
Auguri a tutti i nostri Delegati Territoriali e Dirigenti Territoriali!
Auguri alle Imprese aderenti al nostro sindacato datoriale!
Auguri ai Professionisti aderenti al nostro sindacato datoriale!
Auguri a tutti i nostri Delegati Territoriali e Dirigenti Territoriali!
Il Governo del Presidente Meloni, precisamente con il Consiglio dei Ministri n. 25 tenutosi il 16 marzo scorso a Palazzo Chigi, ha approvato la Delega sulla Riforma Fiscale.
Si tratta di una riforma senza precedenti nella nostra Nazione e nel nostro Paese ed, infatti, impatterà positivamente su famiglie e imprese in quanto si stanno gettando le basi per costruire un rapporto di fiducia con il Fisco Italiano e perché si incentiveranno gli investimenti da parte dei soggetti appartenenti al mondo produttivo e, dunque, crescerà l’occupazione.
<<Finalmente, prima di ogni aspetto, si procederà sulla revisione dello Statuto del Contribuente>> e già da questo singolo aspetto, che ai più può sembrare banale oppure marginale, il nostro sindacato datoriale può confermare che il Governo Italiano sta andando nella direzione giusta perché la Riforma Fiscale, così come improntata, provocherà uno shock notevolmente positivo il quale risulta necessario per far crescere il PIL e, quindi, il benessere economico di ogni famiglia e di ogni impresa e professionista.
Importante sarà, dunque, l’obbligo per l’Ente Pubblico impositore di fornire una motivazione adeguata e, contestualmente, le prove su cui si fonda la pretesa. Un’ulteriore novità sarà la possibilità per il contribuente di esercitare il diritto di accesso agli atti per permettere la migliore difesa nel contradditorio.
C’è poi da sottolineare che la Riforma Fiscale sarà attuata mediante uno o più Decreti Legislativi e che prevederà anche la raccolta di tutte le norme sui tributi le quale saranno suddivise in testi unici per ogni tipologia di imposta e tassa.
Nel dettaglio ecco i punti salienti della Riforma Fiscale:
Finalmente non saranno più configurabili come reati penali gli illeciti relativi alla indebita percezione di erogazioni pubbliche, ivi compresi quelli attinenti agli incentivi sulle assunzioni.
Ricordiamo che il Codice Penale prevede una sanzione penale della reclusione da sei mesi a tre anni qualora l’importo dell’agevolazione illecitamente goduta sia pari o superiore all’importo di euro 3.999,96 (al di sotto scatta unicamente la sanzione amministrativa a partire da euro 5.164,00 che verrà sottoposta al vaglio del Prefetto)
Dunque, vi è un sospiro di sollievo per tutte le imprese – grazie all’intervento della Sentenza del Tribunale di Treviso n° 49 del 26 gennaio 2023 – che spesso si vedono contestare a posteriori dall’INPS le applicazioni delle diverse agevolazioni inerenti le assunzioni dei lavoratori dipendenti.
Tale sentenza precisa che non vi è reato e né un illecito amministrativo ex art. 316-ter del Codice Penale (che configura addirittura la truffa nei confronti della Pubblica Amministrazione interessata) neanche qualora la contribuzione venisse in seguito recuperata in quanto si sia attestato che il datore di lavoro abbia goduto illegittimamente di un’agevolazione sulle assunzioni.
Pertanto, la contestazione formalizzata a seguito di un controllo ispettivo sul corretto utilizzo degli incentivi sulle assunzioni non necessariamente presuppone – come anche sancito dalla Sentenza della Sezione Lavoro del Tribunale di Venezia del 5 febbraio 2020 – che vi sia un comportamento fraudolento, poiché, come ribadito dal Giudice del Tribunale di Treviso la condotta incriminabile dev’essere necessariamente di carattere doloso.
FederPartiteIva ci tiene a precisare, innanzitutto, che condivide a pieno la variazione della denominazione del vecchio Ministero dell’Industria da “Ministero dello Sviluppo Economico” in “Ministero delle Imprese e del Made in Italy” voluta dal Governo del Presidente Meloni.
E’ un indizio questo che fa ben sperare tutti noi del mondo produttivo in quanto, come tutti gli Italiani sanno, bisogna prestare cura e attenzione alle imprese e ai professionisti affinché si assista alla crescita di nuovi posti di lavoro e, dunque, all’aumento del benessere economico e morale tra tutti i cittadini della nostra Nazione e del nostro Paese.
Tra le diverse novità contenute nella Legge di Bilancio del 2023 il nostro sindacato datoriale ne menziona una in particolare e vale a dire l’innalzamento dai 65 mila euro agli 85 mila euro della FLAT TAX destinata ai professionisti.
Tale provvedimento di natura fiscale è un ottimo segnale dato dal Governo del Presidente Meloni.
Ma ricorda di intervenire significativamente, non appena si riusciranno a reperire le adeguate risorse, sul cuneo fiscale e contributivo per permettere alle imprese e ai professionisti di poter assumere nuove persone che in questo frangente soffrono perché disoccupate o perché impiegati come precari.
Soltanto con l’abbattimento del cuneo si potranno rilanciare i consumi da parte delle famiglie e gli investimenti da parte delle imprese.
Tra le altre principali vicende su cui intervenire FederPartiteIva ricorda le seguenti:
Andando nello specifico delle novità introdotte dalla recente Legge di Bilancio del 2023 il nostro sindacato datoriale segnala le altre disposizioni normative, degne di nota, attinenti al mondo delle imprese e dei professionisti le quali sono le seguenti:
Quando un’impresa si riorganizza, vuoi per migliorare l’efficienza produttiva o vuoi per garantire la propria continuità economica e finanziaria, spesso accade che uno o più dipendenti diventino “inutilizzabili”. In questi casi ogni datore di lavoro è obbligato in primis a ricollocare tali lavoratori in altre mansioni equivalenti o inferiori ma, se ciò non è fattibile, potrà formalizzare il licenziamento per ragioni di riorganizzazione aziendale.
In gergo si dice che ogni impresa ha l’obbligo di “repêchage” che nella lingua italiana sarebbe l’obbligo di “ricollocazione” dei lavoratori in mansioni alternative per scongiurare il licenziamento.
Se tutto questo non è fattibile si potrà procedere alla soppressione delle posizioni lavorative di questi lavoratori ed, infatti, fino a poco tempo fa – e precisamente fino alla Sentenza n° 159 del 31 ottobre 2022 del Tribunale di Lecco – l’obbligo di “ricollocazione” si limitava a questo.
Con tale Sentenza invece tale obbligo si estende anche alla “riqualificazione” del dipendente il quale, pertanto, dovrà essere messo nella condizione di frequentare un percorso formativo ad hoc, messo su finanziariamente dall’impresa, in maniera tale che possa acquisire delle nuove competenze indispensabili per poter ricoprire un altro ruolo all’interno dell’organizzazione aziendale. Tale obbligo di “riqualificazione” può essere adempiuto, in alternativa al corso di formazione, mediante un apposito affiancamento ad altri colleghi.
Soltanto qualora tale corso, o affiancamento formativo, risulta impossibile per ragioni da imputare alla preparazione del dipendente oppure perché risulta davvero anti-economico, l’impresa potrà dimostrare che il licenziamento per ragioni di riorganizzazione aziendale costituisce la «extrema ratio».
Dunque, il Tribunale di Lecco che ha emanato la Sentenza in questione ha voluto rendere rigorosa la prova della “sopravvenuta inutilità del lavoratore” soprattutto qualora la riorganizzazione aziendale non sia frutto di una scelta praticata per fronteggiare una crisi aziendale.
Concludendo, con questa storica sentenza si stabilisce che l’obbligo di “ricollocazione” non potrà limitarsi a rispettare i tradizionali confini espressi dalla giurisprudenza di legittimità.
Auguriamo a tutti i nostri delegati territoriali e a tutti i nostri iscritti un sereno Natale e un brillante anno nuovo!
La cessione d’azienda dev’essere sempre concertata con i sindacati dei lavoratori dipendenti, anche per quanto concerne il ruolo dell’impresa concessionaria che ha l’obbligo, pertanto, di illustrati i propri obiettivi operativi e strategici almeno un mese prima che i progetti siano approvati in maniera definitiva.
C’è da precisare che tale condotta del concessionario si configura come “antisindacale” in quanto non garantisce, assieme all’impresa cedente, il confronto con i sindacati dei dipendenti almeno venticinque giorni prima dell’operazione della cessione d’azienda come previsto dalla procedura informativa prevista dall’art. 47 della Legge 428 del 1990.
E’ quanto stabilito dalla Sentenza n° 28838/2022 della Sezione Lavoro della Cassazione che condanna così l’impresa cessionaria, ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, la quale dunque non può ritenersi “terza” rispetto al rapporto tra l’impresa cedente e i lavoratori.
La vicenda processuale – oggetto della Sentenza della Cassazione prima menzionata – ha visto una banca rilevare un altro istituto bancario il quale versava nello stato della liquidazione coatta amministrativa anche se la cessione d’azienda viene tenuta nascosta, in un primo momento, ai sindacati che si trovano nella situazione iniziale di firmare un verbale di accordo in cui vengono previsti pesanti tagli, come previsto dal CCNL adottato dall’impresa cedente, nei casi di ristrutturazione con esubero di personale.
In tale frangente ai sindacati dei lavoratori dipendenti viene nascosto che vi era già un potenziale acquirente della banca in crisi ed, infatti, i due istituti di credito non hanno attivato la procedura informativa prevista dall’art. 47 della Legge 428 del 1990 attuando, in tale maniera, una “condotta antisindacale”.
Pertanto, è sempre necessario avviare anche in tale casistica la “concertazione sindacale” permettendo, dunque, ai sindacati dei lavoratori di potersi confrontare per tempo anche con l’impresa cessionaria.
Infine, in merito all’azione da avviare per reclamare il diritto alla “concertazione sindacale” non attuata si precisa che la rivendicazione del singolo dipendente non potrà comunque incidere sulla sorte di quella proposta dai sindacati e viceversa e vale a dire che è esclusa l’efficacia riflessa del giudicato.
Finalmente una nota positiva e, vale a dire, assistiamo ad una Professionista competente che guiderà il Ministero del Lavoro! Facciamo gli auguri di buon lavoro alla Dr.ssa Calderone, stimatissima Consulente del Lavoro che fino ad oggi ha guidato l’Ordine Nazionale della propria categoria professionale.
Sono anni che il mondo delle attività produttive, in cui opera il nostro sindacato datoriale, chiede a tutta la politica di affidare il Ministero del Lavoro ad un “addetto ai lavori” e, dunque, nominare come Ministro del Lavoro un professionista competente oppure un imprenditore lungimirante oppure ancora un sindacalista d’impresa perché è necessario, oggi come in futuro, incentivare continuamente la figura dell’imprenditore e quella del professionista i quali sono gli attori principali che creano occupazione.
Dunque, bisogna tutelare il mondo produttivo oltre a dover sostenere i dipendenti con le rispettive famiglie.
Noi di FederPartiteIva non ci occupiamo della politica ma, chiaramente, è insito nelle nostre finalità sociali prestare attenzione a chi guida politicamente il nostro Paese e la nostra Nazione.
Pertanto, chiediamo alla politica tutta – e quindi anche a tutti i partiti di minoranza – di fare fronte comune per meglio arginare questa gigante crisi economica e sociale che stiamo attraversando.
Il nostro appello al nuovo Governo Italiano è il seguente: rapidità ed efficienza!
Ed, inoltre chiediamo che il nostro nuovo Governo durante tutta la propria azione politica dica sempre e comunque la verità a tutti noi del popolo italiano.
FederPartiteIva rappresenta le istanze di imprese e professionisti e, come giusto che sia, si confronta con tutte le forze politiche portando all’attenzione le richieste del mondo delle attività produttive.
Pertanto, in merito alle elezioni politiche che si terrano domani, FederPartiteIva – in qualità di organizzazione sindacale di natura datoriale – raccomanda tutti i partiti politici, in gara in questa competizione elettorale, affinché orientino le proprie scelte verso chi crea il benessere economico e vale a dire le imprese e i professionisti, in particolare le micro e piccole aziende.
L’appello precisamente è il seguente: “Se la politica non si decide a valorizzare l’iniziativa imprenditoriale mai si potrà creare benessere perché le imprese e i professionisti sono il motore dello sviluppo del Paese”.
In questo periodo storico che stiamo attraversando, per colpa del conflitto vigente nel cuore dell’Europa, si è ben consapevoli dell’importanza strategica se si possiede un’adeguata politica energetica, la quale deve basarsi su un assortimento delle diverse fonti, e se si attua una politica industriale che manca oramai da decenni e decenni nel nostro Paese.
Dunque, FederPartiteIva chiede ad ogni forza politica di lavorare assieme, a prescindere dal risultato che scaturirà dalle urne, per mettere su una degna politica energetica e una lungimirante politica industriale.
Infine, come ha sempre denunciato fino ad oggi, FederPartiteIva tiene a precisare che le imprese e i professionisti versano in un “mare” di difficoltà che andrebbero eliminate il prima possibile e per le quali rinnova l’invito ad occuparsene.
Con precisione, le principali questioni su cui intervenire nell’interesse di imprese e professionisti sono le seguenti:
FederPartiteIva fa gli auguri a tutti i partiti politici in gara per le elezioni politiche di domani 25 settembre 2022!!!
Stando alle previsioni, il nostro Paese nel 2023 inizierà a non crescere più nonostante dal 2017 al 2021 le entrate di imposte dirette e indirette siano aumentate del 15,62%.
La pandemia prima e la guerra in Europa oggi, oltre ad un mancato aiuto adeguato da parte dello Stato Italiano, ha fatto indebitare tantissime micro e piccole imprese oltre che diverse categorie di professionisti.
Bisogna da subito invertire la rotta e noi di FederPartiteIva chiediamo a gran voce – a tutti i partiti politici in gara nelle elezioni in corso – di inserire nella agenda del Paese, come priorità principale, il sostegno forte e continuo al mondo produttivo composto per lo più da micro e piccole imprese oltre che dai professionisti.
Pace fiscale, abbassamento del cuneo fiscale sulle assunzioni, diminuzione del prelievo su imposte e tasse, semplificazione della burocrazia sono i principali ingredienti della ricetta economica più salutare per il nostro Paese.
Per iniziare è opportuno abrogare il Decreto Trasparenza, approvato di recente, che ha appesantito la burocrazia sulle assunzioni provocando tra l’altro un danno a tutto il mondo produttivo anche per l’ammontare spropositato delle sanzioni pecuniarie previste.
Ma sarebbe necessario anche, ad esempio, riproporre da subito la Legge 407/90 (abrogata con la Legge Fornero) con cui per 36 mesi – almeno per il Mezzogiorno – le imprese e i professionisti erano esentati del tutto dal versamento mensile della contribuzione previdenziale.
Identico discorso va prospettato immediatamente anche nei riguardi delle famiglie dei dipendenti che con l’inflazione al 7,3% di questo mese non riescono davvero ad arrivare a fine mese e, pertanto, necessitano anch’esse di un abbassamento cospicuo del cuneo fiscale.
Per finire, anche se è la più strategica tra tutte le azioni da intraprendere, vi è la politica industriale che oramai da tanti decenni non viene più ideata e praticata.
Dove vuole andare l’Italia? Su quali settori bisogna puntare? Abbiamo come paese una politica energetica seria di questo nome?
Se continuiamo a non costruire risposte degne a queste domande sulla politica industriale l’Italia non avrà mai una prospettiva e una speranza per i nostri giovani e sarà segnata per sempre all’oblio economico e sociale.
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